“Mi trovo bene insieme a te...” disse Akito dopo due mesi che stava insieme a Shinichi.
“Mi piace davvero tanto, senza di te non resisto un minuto” disse dopo sei mesi che stavano insieme.
“Ti amo...” le sussurrò, piano, dolcemente, l’ultimo giorno d’inverno, una settimana prima del loro anniversario.
Shinichi si sentì avvampare, non credeva alle sue orecchie.
“Mi ami... davvero?” disse piano, ma nei suoi occhi si leggeva chiaramente la gioia che la pervadeva.
“Sì, davvero davvero” l’abbracciò il ragazzo, donandole un bacio lungo ed intenso che, poco dopo, si trasformò in un’altra cosa...
“Oddio... tel’ha detto, sul serio?” fece Noha dopo aver sentito la notizia: “Io non so cosa ci trovi di bello in quello lì...” sospirò facendo spallucce.
“Non te lo so dire ma è... bello, dolce a volte... ha un sorriso che... aah..” sospirò trasognante.
“Ok ok... non avere un orgasmo qui, grazie” rise l’amica, scherzando: “I tuoi zii sanno di lui?” chise guardandola seria.
Shinichi esitò un attimo: “Cioè...?” fece, confusa.
“Se i tuoi zii sanno che esci con lui e se glielo hai già presentato”
“Oh... ehm...” farfugliò arrossendo.
«Non oso immaginare cosa succederebbe se lo portassi a casa» pensò.
“No” rispose, abbassando la testa.
“Allora ti consiglio di farlo” la guardò negli occhi.
“Sì, hai ragione... fra una settimana facciamo un anno insieme” sorrise guardandosi le mani, appoggiate sul tavolo.
“Allora sarebbe anche ora, dai, non preoccuparti” le sorrise Noha, per confortarla.
“Ok!” alzò la testa decisa.
“Ehm... zia?” la ragazza era entrata nella lavanderia del clan, dove Yoshino stava sistemando i panni sporchi nella lavatrice.
“Sì? Hai bisogno Shinichi?” domandòm guardandola.
“Volevo chiederti una cosa...” avanzò piano, a piccoli passi, arrossendo un poco.
“Dimmi tutto” sorrise, mentre continuava il lavoro.
La ragazza abbassò la testa verso le sue mani, mentre iniziava a muoverle tra di loro, unendole e dividendole, cercando di rilassarsi. Prese un bel respiro: “Posso invitare il mio ragazzo a cena?” domandò tutto d’un fiato.
La zia si girò lentamente verso di lei, con un’espressione indecifrabile. Era a metà fra lo sconvolto e il confuso: “Da quando hai un ragazzo?” domandò, facendo uno di quei sorrisetti tirati.
“Da...” deglutì “Diciamo da un bel po’” sorrise grattandosi la testa.
“Ok...” sospirò cercando di rimanere calma. Yoshino era conosciuta da tutti come la madre più severa di tutta Konoha e le sue sfuriate erano ben note.
“Come si chiama?” domandò, sedendosi sulla lavatrice, squadrando la nipote.
“Akito Hyuga, ha sedici anni e lavora in un bar vicino alla Magione Hokage” spiegò.
“Ha un anno in più di te e non va a scuola?” alzò un sopracciglio.
“Sì”
“Non mi sembra un bravo ragazzo...”
“Solo perché ha lasciato la scuola per andare a lavorare non vuol dire che sia un delinquente” sbuffò incrociando le braccia “Ha dei problemi in famiglia, ecco”
“Ok, va bene. Voglio conoscerlo” e scese dalla lavatrice.
“Grazie zia” sorrise un poco rassicurata e corse in camera sua. Durante il tragitto sbatté contro suo cugino: “Oh scusa Shika” si scusò massaggiandosi la testa.
“Non preoccuparti” rise l’altro “Dove vai così di fretta?”
“Devo telefonare ad Akito, lo invito stasera a cena” sorrise contenta, aprendo la porta di camera sua.
“Oh... va bene” e Shikamaru la imitò.
Shinichi si buttò sul letto prendendo il cellulare, compose il numero del ragazzo e lo avvicinò all’orecchio aspettando che rispondesse.
“Ciao amore” disse subito appena prese la chiamata.
“Ciao” sorrise lei stringendo il telefono nella mano “Stasera ti andrebbe di venire a cena da me?” domandò.
“Certo, tutto per te. A che ora?”
“Sulle sette è perfetto!”
“D’accordo, allora a dopo tesoro”
“Sì, ti amo” e chiuse la chiamata rimanendo a guardare il soffitto con un sorriso stampato in faccia.
La sera arrivò presto, e Shinichi era totalmente su di giri per far conoscere Akito alla sua famiglia.
«Speriamo solo che vada tutto bene» pensò appena subito prima che suonasse il campanello. Corse nell’atrio ed aprì la porta. Davanti a lei vide un Akito vestito di tutto punto, con tanto di mazzo di rose in mano.
“Per te, Shin tesoro” le sorrise, porgendole il mazzo. Lei lo prese ed annusò i fiori: “Grazie...” arrossì lievemente e si avvicinò per baciarlo.
Lo fece entrare ed accomodare in cucina, dove la zia aveva già preparato tutta la cena: Oden per tutti.
“Zia, ti presento Akito” fece la ragazza, guardando Yoshino appoggiare l’ultimo piatto. La donna si avvicinò: “Uhm...” lo guardo.
“Piacere” sorrise lui e le porse la mano, che strinse.
“Allora saresti il ragazzo di mia nipote eh? Beh... ti aspettavo meno... uhm...” ci pensò un attimo “... ribelle” disse alzano le spalle “Oh beh, sedetevi che si raffredda” sorrise socchiudendo gli occhi, in uno di quei sorrisi tirati che si capiscono subito che sono finti.
Il ragazzo deglutì e strinse la mano a Shinichi: “Penso di non essere tanto simpatico a tua zia” bisbigliò.
“Dai, non preoccuparti” e lo baciò sulla guancia, mentre si sedettero vicini.
A tavola si aggiunsero anche gli altri due componenti della famiglia: Shikamaru e Shikaku.
“Oh, finalmente conosco il ragazzo di mia nipote!” sorrise l’uomo, felice per Shinichi. La moglie gli pestò un piede, guardandolo male: “Ah...” fece una smorfia. L’atto provocò una piccola risata da parte di Shinichi ed Akito.
“Perdonatemi ma penso che mi conosciate già” sorrise un poco lo Hyuga: “Sono quel ragazzo che un anno fa avete ospitato per una notte”
Gli sguardi degli zii si voltarono verso il ragazzo: “Davvero?” allargarono gli occhi.
“Sei cambiato tantissimo!” esclamò Yoshino alzandosi per andarlo ad abbracciare: “Oh... sei perfetto per mia nipote!”
Il ragazzo rimase immobile, stupito da quel gesto: “Ehm... gr-grazie” arrossì lievemente.
“Su su, mangiate coraggio” fece la donna, rimettendosi composta.
La cena proseguì perfettamente, tranne che per Shikamaru, il quale lanciava sguardi di gelosia ad Akito.
“Grazie mille per la cena” ringraziò lo Hyuga, inchinandosi un poco, come si faceva.
“Oh di nulla! Passa a trovarci quando vuoi” disse Shikaku, dandogli una pacca sulla spalla. Akito volse lo sguardo sulla ragazza: “Ci vediamo domani” e la baciò velocemente sulle labbra, davanti ai suoi zii. Shinichi rimase immobile, completamente rossa in viso ed imbarazzata.
“Quel ragazzo è perfetto per te” sbottò il cugino, tornando in camera sua. La ragazza lo guardò confusa e lo seguì: “Shika... che hai?” domandò preoccupata.
“Niente” fece lui, cercando di essere convincente, cosa che non era affatto. Si sentiva nella sua voce una punta di tristezza e di furia.
“No, tu hai fatto qualcosa” lo guardo male “Si tratta di Akito non è vero?”
“No, che centra lui?” sbuffò stendendosi sul divano.
“Centra perché è da quando mi sono messa con lui che fai così” si sedette accanto al ragazzo “Eppure mi hai consigliato tu come fare...” sospirò stendendosi.
Shikamaru cercò di non guardarla e di non arrossire e di non sembrare troppo imbarazzato. La verità era che si era innamorato. Innamorato di sua cugina. Quella volta l’aveva aiutata solo perché non sopportava nel vederla così triste. Shinichi si avvicinò al cugino e lo abbracciò, appoggiando la testa sul suo petto: “Ti voglio bene Shika... non essere arrabbiato con me” gli disse, facendo il broncio, la cosa gli fece strappare una piccola risata. “Lo sai che non ti sopporto quando fai il broncio” ed iniziò a farle il solletico. Lei contraccambiò e continuarono a solleticarsi a vicenda per un po’, finché non si abbandonarono completamente sul letto, stanchi.
***
Era passata una settimana dall’incontro degli zii di Shinichi. Era il 26 Marzo. E quel giorno, un anno fa, Akito e Shinichi si erano messi insieme.
«
Buongiorno amore tesoro mio e della mia vita <3
Oggi è un giorno speciale. Il giorno in cui io e te ci siamo uniti, per sempre. Grazie per avermi fatto ritrovare l’amore. Ah sì, questo sms in realtà doveva informarti che stasera vieni da me. Alle sette, puntuale u.ù!
xAkito»
Il messaggio era arrivato a Shinichi durante l’intervallo che, stranamente, coincideva alla pausa nel bar.
“Che è?” chiese Noha, curiosa.
“Niente...” sospirò e rimase a guardare il cellulare “Akito quando vuole sa essere così dolce...” sospirò ancora, trasognante.
Noha sbuffò: “Questa qui è partita, chiamatemi un’ambulanza” ridacchiò.
“Non vedo l’ora sia stasera!!!” saltellò per la classe.
“Shin calmati... non mettere a soqquadro tutto” rise ancora l’amica, sedendosi sul banco.
“Bene. Sono le sette meno un quarto... e io ancora non so come vestirmi!” sbuffò, rotolandosi per il letto. Il cellulare squillò: un altro messaggio.
«
Mi ero dimenticato di dirti... vestiti più sexy che puoi. Come eri vestita quando siamo usciti la prima volta è perfetto *ç*»
“E come ero vestita?” si chiese ed intanto ci pensò... “Oh sì, certo!” sorrise e prese tutto l’occorrente, vestendosi in cinque minuti e correndo da Akito.
Arrivò in orario, le sette spaccate. Bussò alla porta e dopo poco apparve Akito, con indosso una maglia bianca, un paio di pantaloni neri e gli anfibi bianchi.
“Sei bellissimo...” sussurrò lei, rimanendo a fissarlo.
“Anche tu...” e si chinò per baciarla “Buon anniversario...” le sorrise “Su, andiamo al ristorante!” e la prese per mano.
Akito aveva prenotato in un ristorante tipico, uno dei più cari del villaggio: “Tu sei pazzo” lo rimproverò Shinichi. “Non voglio che spendi troppi soldi per me” gli strinse la mano e fece per andarsene ma lui l’attirò a se e la baciò: “Io farei di tutto per te... ti sia ben chiaro” e ridacchiò, toccandole la punta del naso con un dito.
Entrarono e si sedettero nel tavolo prenotato, vicino alla finestra panoramica. “Tutto ciò è assurdo...” arrossì Shinichi, guardando il piatto “Fai troppo per me...”
“Non essere sciocca... se non ci fossi stata tu, a quest’ora sarei da solo ad odiare tutti” allungò un braccio verso di lei, sfiorandole la mano: “Ti amo” e le baciò il dorso di essa.
“I signori vogliono ordinare?” domandò la cameriera, interrompendo il momento.
“Certo: Sushi e spaghetti per ora” disse il ragazzo.
“A-anche per me” fece Shinichi, ancora un poco imbarazzata. La cameriera prese le ordinazioni e si allontanò.
“Ho un regalino per te” le fece, con l’espressione di chi sa una cosa ma non vuole dirtela.
“Anche un regalo? Ma tu sei scemo” rise lei, arrossendo.
“Certo, sei la mia ragazza... è ovvio che ti faccio i regali. Ma questa è una cazzata” si mise la mano in tasca, cominciando a rovistare “Ecco, ci sono...” la ritirò fuori e dispose sul tavolo cinque spille con le loro foto “Tutte per te, le ho fatte io. Puoi metterle dove ti pare, anche buttarle se vuoi”
Shinichi rimase a fissarle e lentamente ne prese in mano una, iniziando ad esaminarla: “Sono...” si morse il labbro “Sono bellissime” e si alzò da tavola, andando a sedersi in braccio a lui, dandogli un bacio. Durante esso, il ragazzo le prese la mano sinistra e lentamente cercò l’indice per infilarci un anello. Subito Shinichi abbassò lo sguardo: “Tu sei pazzo!” si alzò in piedi.
“Sì... sono pazzo di te” si alzò anche lui “Ti amo davvero Shinichi” disse mentre l’abbracciava. A lei scesero le lacrime agli occhi: “Akito...” lo abbracciò a sua volta, mentre tutto il ristorante si girava verso di loro, guardandoli dolcemente: “Che carini...” scappò detto a qualcuno.
La scene finì e si rimisero a sedere: “Spero che ti piaccia, ho speso tutto il salario di sei mesi...” sospirò soddisfatto.
“Dire che è bello mi sembra un insulto... grazie mille, davvero... non mi aspettavo nulla di tutto ciò” si guardò attorno e si avvicinò al ragazzo: “Stasera ti darò il mio di regalo” gli sussurrò all’orecchio.
“Non vedo l’ora...” ridacchiò lui.