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L.S.D., Liti Sigarette Desideri
view post Posted on 18/12/2008, 15:51Quote
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L.S.D.
Liti Sigarette Desideri



Prologo

Pillole, siringhe, sostanze...
“TOKO!” un urlo.
Il ragazzo si dimenava nel letto, preso da un incubo tremendo, piangendo ed urlando.
“Akito!” la madre corse verso il figlio, abbracciandolo per tranquillizzarlo. “Va tutto bene...” sussurrava mentre gli accarezzava i capelli; mentre il figlio rimaneva stretto nell’abbraccio. “E’ successo di nuovo...” singhiozzò “De-devo andarmene! “ strillò spingendo via la madre, che cadde a terra perdendo i sensi.
Akito rimase a fissarla con gli occhi spalancati, pieni di terrore.
“Scusami mamma...” sussurrò con le lacrime agli occhi. Prese una borsa dallo sgabuzzino ed iniziò a metterci dentro tutto ciò di cui ha bisogno un ragazzo per fuggire di casa.
Il clan era silenzioso, quasi spettrale; Akito avanzò piano per il corridoio, cercando di non svegliare qualcuno, soprattutto se quel qualcuno era il capo-clan. Aprì la porta e il gelo dell’inverso lo fece rabbrividire. Prese un respiro ed uscì, deciso a non tornare mai più.



x Track One__ Ritorno indesiderato



Il tempo non era dei migliori, la pioggia scendeva continuamente, senza fermarsi.
Sotto la pioggia s’intravide una sagoma: un ragazzo. Il capo chino con gli occhi rivolti verso terra, i capelli lunghi e castani erano bagnati dalla pioggia insistente. I passi erano irregolari, stanchi.
"Sono tornato..." bisbigliò, arrivato ormai davanti alla porta di un clan. La mano tremolante per la stanchezza si avvicinò, chiusa a pugno, alla porta intenta a sbatterci contro.
All’improvviso il ragazzo svenne e bussò con tutto il corpo. Il rumore svegliò solo una persona: una ragazza.
Il cuore le batteva forte nel petto, per lo spavento. Si girò verso sinistra, notando che il cugino, vicino a lei, era rimasto nel mondo dei sogni.
Si sistemò i capelli dietro le orecchie e cercò di calmarsi. Guardò l’orario: le quattro di mattina. Anche se avrebbe cercato di riaddormentarsi non ci sarebbe riuscita, perciò decise di alzarsi dal letto, piano per non svegliare il cugino.
Si mise le pantofole e si allungò le maniche del pigiama fino ai polsi. Scese lentamente le scale, nel buio del primo mattino. Il rumore della pioggia e dei tuoni in lontananza aumentavano la tensione della ragazza.
Arrivò alla porta d’ingresso, rimanendo a guardarla per vari minuti, esitante. Si tenne stratta la fine delle maniche tra le mani e lentamente allungò una di esse afferrando la maniglia, aprendo lentamente la porta.
Le cadde ai piedi il corpo del ragazzo, privo di sensi. Trattenne un urlo ma fece un salto indietro. Rimase a fissare il ragazzo, stranita. Si chinò e lo mosse un poco: "Hey...?" cercò di chiamarlo.
Nessuna risposta.
Sospirò e gli prese il polso per sentirgli il battito.
"Batte..." bisbigliò. Prese un bel respiro e, con la forza che aveva, cercò di spostarlo sul divano. Arrossì lievemente, continuando a fissarlo: "Che carino..." sussurrò. Prese coraggio ed iniziò a togliergli gli abiti bagnati, per sostituirli con un pigiama del cugino.
Faceva abbastanza freddo, erano i primi di Novembre, quindi decise di accendere il camino davanti al divano. Sbadigliò, forse il sonno le era tornato. Prese due coperte e con una coprì il ragazzo, mentre l’altra se l’avvolse attorno e rimase seduta vicino al divano, chiudendo gli occhi per addormentarsi.

***


La luce del mattino illuminò il volto della ragazza, facendola svegliare. Il fuoco aveva completamente bruciato la legna, spegnendosi. Il ragazzo era ancora addormentato, mentre lei era vicino a lui: “E’ ancora più carino...” bisbigliò tra sé e sé con le gote un po’ rosate.
Un grugnito provenne dallo sconosciuto, che lentamente aprì gli occhi e vide la ragazza.
"Uhm... c-ciao..." fece lei, un po’ imbarazzata.
"Ciao..." rispose lui, confuso.
Tutto ciò fu seguito da un lungo silenzio imbarazzante.
"I-io sono Shinichi Aoi Nara..." si presentò la ragazza, spezzando il silenzio.
Il giovane rimase a guardarla, alzando un sopracciglio: "Nara? Vuoi dire che questo non è il clan Hyuga?"
Shinichi negò con la testa.
"Oh... comunque sono Akito Hyuga" sospirò un po’ deluso.
"Uhm... cosa ti è successo?" domandò lei, un po’ titubante.
"E’ una storia lunga... in pratica sono scappato di casa, ho avuto una brutta situazione" disse, alzando le spalle.
"Ho capito, non mi sembri... uhm... tanto grande" arrossì un poco, sedendosi accanto a lui sul divano.
"Ho quindici anni, è da due che non tornavo a casa..." i suoi occhi erano incollati al pavimento, vuoti.
"Un anno in più di me!" sorrise Shinichi "Se vuoi dopo ti accompagno al clan Hyuga, ci abita una mia amica" propose.
Il ragazzo alzò lo sguardo verso di lei, facendola arrossire nuovamente, e la sua bocca si rivoltò in un piccolo sorriso:
"Grazie"
La ragazza ospitò Akito anche a pranzo, dopo aver avuto il consenso degli zii. L’aria era abbastanza tesa, tutta la famiglia fissava il nuovo ragazzo.
“Sembra che non mangi da non so quante settimane!” esclamò il cugino di Shinichi. Akito si fermò un attimo, alzando lo sguardo verso tutti, masticando ancora. Inghiottì e accennò un piccolo sorriso, forse un po’ imbarazzato, che fece arrossire Shinichi.
“E’ tutto squisito Yoshino-san” disse, facendo apparire un sorriso sul viso della zia della ragazza. Quest’ultima si alzò avvicinandosi ad Akito: “Ci sei?” domandò appoggiandosi alla sedia.
Lo Hyuga annuì, alzandosi: “Grazie Shikato-san, grazie Yoshino-san” s’inchinò e seguì Shinichi fuori casa.
Quel ragazzo ancora sconosciuto sembrava, come dire, buono dopo tutto.
I due camminavano in silenzio, per la strada verso il clan Hyuga. Akito rimase fermo davanti al portone, Shinichi lo osservò, confusa: “Tutto ok?” chiese avvicinandosi.
“Sì, sì... non preoccuparti” sospirò e, prendendo coraggio, procedette verso la porta.
“Sono tornato...” sussurrò con, dietro, una confusa Shinichi; bussò alla porta e dopo vari minuti apparse sulla soglia una ragazza, fisicamente simile al ragazzo. I suoi occhi, bianchi, si allargarono e, dopo pochi istanti furono pieni di lacrime.
“Akito-nii-san...” scandì le lettere, rimanendo immobile.
“Sì, Neko... proprio io” sorrise un poco, e la sorella gli saltò letteralmente addosso urlando e piangendo dalla gioia. La scena confuse ancora di più Shinichi.
“Neko è la sorella di Akito...?” domandò tra sé, ancora più confusa.
“Mi sei mancato tantissimo!” singhiozzò la ragazza stringendosi sempre di più al fratello. Dopo abbracci e lacrime di felicità, Neko, si accorse della presenza della Nara.
“Oh ciao Shin...” sorrise, asciugandosi gli occhi. Shinichi la salutò con la mano, sorridendo appena. “Su entra” la incoraggiò il ragazzo.
I tre varcarono la soglia, entrando nel clan. L’atrio era ampio, decorato con un kimono e qualche arazzo appesi alle pareti. La porta seguente dava alla sala da tè, ovvero il soggiorno. Nel tappetino davanti alla teiera erano poste tre persone: due ragazzi ed un uomo.
“Hiashi-sama, Neji-nii-san, Hideaki-san” li chiamò Neko, tenendo stretta la mano di Akito.
I tre seduti si voltarono verso i tre appena entrati. L’espressione dell’uomo e del ragazzo alla sua destra divennero cupi, quasi arrabbiate. Lo sguardo era rivolto ad Akito, anch’esso fece sparire il sorriso, sostituendolo con un grugno.
“Sei tornato vedo” sibilò l’uomo, alzandosi e dirigendosi verso il ragazzo.
“Questa è anche casa mia...” rispose a tono.
“Non più, da quando te ne sei andato di tua spontanea volontà, sei esiliato dal clan” alzò un braccio e con l’indice indicò dietro il giovane:”Sei pregato di andartene...”
Vicino all’uomo, apparse anche il ragazzo di prima: “Hiashi-sama ha ragione Akito” disse, serio.
“Come volete. Immaginavo una reazione del genere” ghignò: “Ero solo venuto a salutare mia sorella” concluse, sciogliendo con forza la presa dalla sorella e, a grandi passi, uscì di casa.
Shinichi lo seguì, sempre più confusa di ciò che stava accadendo: “Hey!” lo chiamò, facendolo fermare. Lo raggiunse: “Che è successo?” domandò confusa.
“Io...” sospirò stringendo i pugni: “Mi odiano, ecco... mia sorella, mia madre e forse la sorella di Hideaki no... ma il resto non osa vedermi o rivolgermi la parola” e continuò ad avanzare.
“Akito...” sospirò la Nara.
“Andrò a vivere da solo e mi troverò un lavoro!” gridò iniziando a correre.


«Le mie paranoie erano fondate. Non sarei mai dovuto tornare!»



x Track Two__ Nuovo Lavoro



La casa era piccola, due stanze e un bagno, niente di più. Erano passate parecchie settimane dal ritorno di Akito a Konoha, per tutto questo tempo aveva cercato un lavoro adatto a lui. Fin’ora ne trovò due: cameriere in una caffetteria vicino alla Magione Hokage, e meccanico in una officina poco lontano dalla foresta; e vicino quindi a casa sua.
Era lunedì, e il lunedì il ragazzo doveva lavorare dalle otto di mattina al bar. Il risveglio non fu dei migliori, non era abituato ad alzarsi dal letto così presto. Aprì gli occhi e guardò il soffitto: “Le sette… devo alzarmi” brontolò e si resse in piedi, di malavoglia. Sbadigliò dirigendosi in cucina, intenzionato a far colazione; aprì il frigorifero: vuoto.
Lo stomaco si fece sentire: “Eh... mangerò qualcosa al lavoro” sbuffò andando in bagno per farsi una doccia.
Uscito si asciugò i capelli e li legò in una coda, lasciando solo due ciocche lungo il viso; prese la divisa e si diresse alla caffetteria.

Il bar era già abbastanza affollato ed Akito era completamente preso dal suo lavoro. Verso le dieci e mezza il locare si era quasi svuotato ed il ragazzo iniziò la sua pausa: si sedette in uno dei tavolini, prese una pasta e un caffè, iniziando finalmente a mangiare qualcosa.
Dalla porta entrarono due ragazze, una delle quali era Shinichi. La Nara notò subito Akito e si girò verso l’amica: “C’è il ragazzo di cui ti ho parlato!” sorrise e si sedettero in un tavolo.
“Vuoi dire che è quel ragazzo che era a casa tua quella notte?” chiese confusa; Shinichi annuì, un po’ rossa in viso. La moretta fissò il ragazzo: “Dagli occhi può sembrare uno Hyuga...” pensò tra sé.
Akito si avvicinò alle due: “Posso prendere le vostre ordinazioni?”
Shinichi rise: “Non ti ricordi già più di me, Akito?” fece, appoggiando il viso su una mano.
Il ragazzo rimase un attimo interdetto: “Oh, Shin!” sorrise.
“Già, questa è la mia amica Noha” ed indicò la ragazza seduta vicino a lei.
“Piacere” lo salutò con aria un po’ altezzosa.
“Ciao... ma non dovete essere a scuola?” chiese, appoggiando le mani sul tavolo.
Negarono entrambe con la testa: “Siamo usciti prima” fece Shinichi.
“Capisco... quindi cosa vi porto?”
Le due si guardarono e si capirono subito: “Un tè giapponese” dissero all’unisono, facendo sorridere il ragazzo, intento a scrivere le ordinazioni.
“Ok, torno subito con il tè” e sparì nel retro.
Noha guardò maliziosa l’amica: “Ti piace, non è vero?” ridacchiò, dandole dei colpetti con il gomito, facendola diventare estremamente rossa.
“No-no-non mi piace!” sbottò più che imbarazzata, mentre Noha continuava: “A me pi-piace Shikamaru! E... e io piaccio a lui. Basta” concluse. “Allora perché sei arrossita?” ridacchiò l’amica. Shinichi rimase zitta, guardando il tavolo. Poco dopo Akito tornò con la teiera e le due tazze per il te, in più portò due fette di torta al cioccolato: “Queste le offre la casa” sorrise.
“Grazie!” fecero le ragazze, già con la bava alla bocca. “Allora, lavori qui?” chiese la Nara, versando il tè nella tazza.
“Sì... poi alcuni giorno faccio il meccanico, modernizzo soprattutto motorini e scooter” la informò.
“Ma ti prendono anche se sei minorenne?” domandò incuriosita Noha, Akito fece subito sengno di stare zitta: “Sssh! Qui tutti pensano che io abbia diciotto anni!” sussurrò.
La ragazza lo guardò male: “Perché, tu dimostreresti diciotto anni?! Ma fammi il piacere!” sbottò.
“Almeno la bevono” alzò le spalle “Meglio che ritorni al lavoro, ci vediamo, ciao” le salutò, spostandosi verso un altro tavolo in cui c’erano tre ragazzine che, quando lo Hyuga se ne andò, iniziarono a fare risatine e commenti del tipo: “Che figo!” oppure “Se gli chiedessi il numero di telefono?”.
Noha spostò lo sguardo su Shinichi e la vide un po’ contrariata: “Gelosa?” ridacchiò di nuovo.
“Smettila!” sbuffò e riprese a bere il tè.

Alla fine della giornata Akito ricevette la sua paga: 10.000 Ryo.
“Perfetto... riuscirò a cenare” sospirò soddisfatto.
Uscì dal locale e , mentre si girò per avanzare, sbatté contro una ragazza, facendole cadere tutto a terra.
“Guarda dove metti i piedi!” sbottò mentre cercava di rialzarsi.
“Scusa” disse il ragazzo e intanto l’aiutava a raccogliere i fogli. “E’ una storia?” domandò notando ciò scritto sopra.
“Sì... devo portarla alla casa editrice entro le sette, e mancano solo dieci minuti!” esclamò prendendo i fogli con forza dalle mani del ragazzo.
“Ti chiami Jessie, vero?” la ragazza lo guardò alzando un sopracciglio: “Sì, come fai a saperlo?” domandò stupita.
“C’è scritto sul lato dei fogli” rise, lasciando Jessie un po’ interdetta.
“Perspicace” sorrise “Ora è meglio che vada, ciao” e corse via.
“Chissà com’è il libro che pubblicherà” pensò mentre s’infilò le mani nel giubbotto e si avviò verso casa. Alzò lo sguardo verso il cielo, già buio. Sì guardò attorno, tutte le case e i negozi già pieni di luci e di addobbi per Natale. “Scommetto che Natale dovrò passare da solo” sospirò, abbassando lo sguardo verso terra.
“Salve” lo salutò qualcuno, il ragazzo alzò lo sguardo e si trovò davanti una ragazza bionda, con gli occhi di un azzurro cristallino: “Sei il meccanico dell’officina vicino alla foresta?” domandò, tenendo le braccia dietro la schiena mentre lo guardava con una curiosità degna di una bambina.
“Sì, perché?” fece Akito, confuso. “Il mio ragazzo ha un problema col suo scooter, quindi chiedevo quando poteva venire” concluse.
“Oh... sì, può venire domani pomeriggio”
“Va bene! Io sono Very, il mio ragazzo si chiama Hideaki” lo informò. Il ragazzo esitò un attimo: “Hideaki? Quell’Hideaki?” pensò, mentre la ragazza andava via. Alzò le spalle e si diresse a casa.

Quando ebbe cenato, Akito, si stese sul letto: “Sono stanco morto!” sbuffò. Chiuse gli occhi, sentì subito qualcosa vibrare, li riaprì e fissò il cellulare: un messaggio?
Si sedette sul letto e lo lesse:
«Ciao Akito, come va? Oggi com’è andata al lavoro? Scusa, te faccio mille domande! Domani, se non hai niente da fare, ti va di uscire? _Shin»
Il ragazzo rimase stupito: “Wow! E’ la prima ragazza che mi chiede di uscire” rise tra sé. Ci pensò un attimo e rispose:
«Hey ciao! Allora: domani pomeriggio lavoro e tu alla mattina sei a scuola. Quindi se vuoi uscire con me possiamo farlo alla sera. Ti va una pizza?»
Riappoggiò il telefono sul comodino, ma lo riprese subito: “Basta, ho voglia di fare sesso” ridacchiò e chiamò una tale di nome Nodoka.
“Ciao! Ti ricordi di me?” . . .

***



Il mattino dopo Akito si svegliò con la ragazza abbracciata a se, la spostò lentamente e si alzò dal letto, andando a farsi una doccia. Tornato in camera la ragazza si era svegliata e lo guardava sorridendo: “Sei bellissimo” sospirò “E sei ben proporzionato per avere quindici anni” si leccò le labbra, cercando di sedurlo ancora una volta. “Grazie... tu invece dimostri meno di vent’anni, ma sei ben piazzata anche tu” ridacchiò avvicinandosi a lei: “Sporca pedofila” disse, prima di iniziare a baciarla con slancio. Il bacio fu interrotto da una chiamata proveniente dal telefono del ragazzo, che si staccò e lo prese: “Pronto?” rispose, mentre Nodoka si era chinata avanti a lui, iniziando quello che aveva in mente.
“Ciao Akito, sono Shin...” disse lavorare dall’altra parte del telefono, il ragazzo sospirò, un poco per il piacere e un poco perché non si aspettava che Shinichi lo chiamasse: “Ciao Shin-chan... non sei a scuola?”
“No, è mezzogiorno e un quarto, le lezioni sono finite, volevo chiederti come stavi... ti disturbo?” domandò un po’ titubante. Lo Hyuga guardò Nodoka, ridacchiando: “Non preoccuparti, ci vediamo questa sera no?”
“Uhm sì, dove e quando?”
“Allo Shunshu alle venti... ciao Shin” e chiuse la chiamata, lanciando il cellulare da parte, per concentrarsi su Nodoka.

Il pomeriggio arrivò presto, Akito corse verso l’officina, era iniziato a nevicare. Dentro l’edificio faceva un certo caldo ed il ragazzo continuò a lavorare alla modernizzazione dello scooter di un suo amico. Da arancione rame lo fece diventare nero, con qualche fiamma verde fluorescente, dopo di che si concentrò sul motore. Un ragazzo gli si avvicinò: “Ciao... sono il ragazzo di Very, Hideaki” disse. Lo Hyuga alzò lo sguardo verso il nuovo arrivato; rimase scioccato: era lui. Stessi occhi bianchi e capelli lunghi castani, poi quella cicatrice sul viso, inconfondibile.
“Hideaki!” lo salutò, con un sorriso, il ragazzo rimase un po’ confuso: “Ci conosciamo?”
Akito rise: “Sei mio cugino!”
“Ma..” ci pensò un poco: “Sei Akito?” domandò.
“Si, certo” rise “Allora dov’è la tua moto?” chiese guardandosi intorno.
“E’ qui fuori, la porto dentro” e corse fuori, tornando subito dopo con una vespa completamente ammaccata. Akito rimase stupito dell’oggetto: “Ma che gli è accaduto?” domandò.
“Mah... niente... con degli amici ho fatto una gara e sono finito nel fosso” disse semplicemente.
“Bravo Hide, bravo!” lo prese in giro il cugino, applaudendo un poco.
“Si può riaggiustare?”
“Sì certo, sono il migliore in fatto di motori” sorrise e mise a posto la vespa, per iniziare ad aggiustarla.
“Grazie Akito, quanto ti devo?” lo guardò con gli occhi dolci, speranzoso di sentirgli dire un “No, è gratis visto che sei mio cugino” ma ciò non avvenne, infatti dovette pagare 15.000 Ryo.

A fine giornata lo Hyuga era totalmente sudato e sporco di grasso per motori: “Vado a casa e mi faccio una bella doccia e poi a...” si ricordò subito che doveva andare a mangiare con Shinichi “... non posso darle buca, infondo è una bella ragazza, potrei scoparmela... uhm... massì, stasera esco vah” e si diresse allegramente verso casa canticchiando.


«Stasera mi faccio Shin, stasera mi faccio Shin, tralallalallalà!»




X Track Three__ Pericolo



Quella sera la neve aveva fatto diventare tutto bianco, l’atmosfera e quasi romantica. Le luce delle case e dei negozi pieni di addobbi natalizi, la neve cadeva soffice su quella sparsa per le strade.
Erano le otto di sera; Shinichi era arrivata davanti allo Shenshu. Si guardò attorno, stringendo la borsa a traccolla tra le mani, nervosa.
“Forse sono troppo vistosa...” arrossì guardandosi gli anfibi ai piedi. Aveva un vestito lungo fino alle ginocchia, nero, con sopra un giubbotto lungo dello stesso colore.
“Ciao” la salutò il ragazzo, appena arrivato. Shinichi si girò a guardarlo: arrossì ancora di più. Era vestito normalmente: jeans neri, anfibi con l’Union Jack stampata su entrambe le punte e l’immancabile chiodo pieno di borchie.
“Sei bellissima” si complimentò sorridendo. “Grazie!” accennò un sorriso di risposta, mentre Akito le prese la mano, entrando nel ristorante.
L’ambiente era caldo e natalizio, anche le tovaglie erano state cambiate per Natale. Si sedettero in un tavolo ad angolo, vicino ad un acquario pieno di pesci tropicali.
Il cameriere arrivò subito, senza far aspettare nessuno: “Volete ordinare?” chiese, com’era rito. I due pensarono un attimo e alla fine dissero ciò che volevano al cameriere, che si allontanò subito.
Piombò un lungo silenzio imbarazzante, che sembrava notare solo Shinichi. Akito era disinvolto, tranquillo; la ragazza era tutto il contrario.
“Allora, che si dice a scuola?” domandò lo Hyuga, spezzando quell’irritante silenzio.
“Uhm...” esitò un attimo per pensare (JD mode on XD ndA) a ciò che dovesse dire: “Niente...” rispose alla fine, alzando le spalle.
“Interessante” rise lui e si stiracchiò un attimo.
La serata al ristorante passò senza problemi, alla fine. Shinichi e Akito trovarono argomenti di cui parlare e scherzare.
“Vuoi il dolce?” domandò il ragazzo. Shinichi ci pensò un attimo: “Meglio di no, grazie” disse alla fine. Akito la guardò confuso: “Sei sicura?”
“Sì, è che...” sospirò “Sarei a dieta...” disse arrossendo un poco. La cosa fece scoppiare lo Hyuga in una risata sguaiata: “Ahahah! Tu? Fare una dieta? Ahahah!” prese un poco di fiato: “Ma se sei così magra!”
“Zitto! Non è vero che sono magra! Sono grassa!” sbottò la ragazza, gonfiando un po’ le guance mentre incrociava le braccia, spostando lo sguardo altrove. Akito ritornò serio: “Stai scherzando...”
“No. Io sono grassa... sei tu che sei magro” rispose, l’altro sospirò e scosse la testa: “Se continui a vederti grassa diventerai anoressica...” disse, guardandola negli occhi. La ragazza arrossì ancora e abbassò lo sguardo, senza dire nulla.
“Dai, usciamo...” fece Akito, alzandosi dal tavolo e dirigendosi fuori, dopo aver pagato il conto.

La neve stava ancora cadendo, ormai era arrivata alla sommità delle caviglie. I due ragazzi camminavano in silenzio, lungo e imbarazzante. Shinichi pensava a cosa poter parlare, mentre Akito pensava a tutt’altro.
“Hey Shin, che ne dici di andare nella foresta?”
“Nella foresta?”
“Sì, la parte illuminata dalle luci natalizie... sembra, come dire... abbastanza romantico” disse, grattandosi la guancia con un dito, solito gesto di quando si è un poco imbarazzati.
Nella mente di Shinichi iniziarono un’infinità di visioni su lei e Akito, mentre in quella di Akito si stava pensando a come portarsela a letto.
“Sì, va bene” sorrise lei. Il ragazzo sorrise a sua volta e le prese la mano, facendola arrossire ancora.
“Sei carina quando arrossisci...” le sussurrò all’orecchio, iniziando ad avanzare.
La ragazza non sapeva più che fare, si sentiva quasi sciogliere: possibile che quel ragazzo le piacesse così tanto? In giro non si parlava bene di lui... ma a lei sembrava non importare. Era convinta che ciò che sembrava non corrispondeva a ciò che veramente era.
S’addentrarono nella foresta: attorno ai primi alberi erano state appese tante piccole luci, mentre nel sentiero di ghiaia c’erano alcuni pupazzi di neve e alberelli di natale.
«In effetti Akito ha ragione... qui c’è veramente un’atmosfera romantica...» pensò Shinichi stringendo ancora di più la mano del ragazzo.
“Bene... possiamo fermarci qui.” e detto ciò si sedette, attirando a sé la Nara. Appoggiò la schiena contro un albero e quella di Shinichi al suo petto, abbracciandola.
«Non mi sento molto a mio agio a fare il romanticone... ma se questo serve ad attirarla a me... resisterò» ridacchiò dentro di sé.
“E’ una splendida serata, non trovi?” domandò, appoggiando il mento sulla sua spalla. La cosa fece irrigidire un poco Shinichi, ormai era totalmente rossa in viso e il cuore le stava per schizzare via dal petto.
“S-sì... mo-molto be... bella” riuscì a farfugliare, guardando le mani del ragazzo che le cingevano la vita.
“Sei nervosa?”
“Ehm.... u-uh po’... forse...”
Akito sorrise e la fece girare lentamente: “Sciocchina....” le toccò il naso con un dito, sorridendo.
La ragazza non poteva fare altro che guardarlo negli occhi, quegli occhi bianchi che ognuno Hyuga ha. Ma quelli di Akito le sembravano diversi da Neji o Neko.
«Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima, se ciò fosse vero... quelli di Akito sembrano tristi, di chi vuole ottenere una cosa ma non ci riesce...» pensò la ragazza, arrossendo violentemente: “Ho una voglia tremenda di baciarti” confessò senza volerlo. Il ragazzo rise: “Se hai una voglia tremenda... perché semplicemente non lo fai?” e detto questo le prese il viso tra le mani, avvicinando le proprie labbra a quelle di lei. La baciò. Dapprima lentamente, aspettando che anche lei rispondesse, poi iniziò ad aumentare la forza e la passione iniziò a pervaderlo. Si staccò.
“Akito...” sussurrò lei, un poco stordita.
“Vieni a casa mia...” sorrise cercando di convincerla. La prese in braccio e la portò verso la casetta, poco lontano da lì.
La ragazza era ormai assuefatta dal bacio ricevuto, evidentemente era cotta di Akito. La portò in camera e senza perdere tempo iniziò a baciarla, stendendola sul proprio letto. Shinichi capì ciò che stava succedendo ma non si tirò indietro, voleva andare fino in fondo. Così iniziò a spogliarlo e a baciarlo, iniziando dal collo e continuando fino alla pancia.
«La ragazza ci sta... e sembra anche che voglia comandare lei...» ridacchiò il ragazzo mentre fece la stessa cosa con lei.
La notte passò tra sesso e baci, non c’era amore nell’aria... forse solamente dalla piccola Shinichi.


«Alla fine ciò che volevo l’ho voluto... ma allora perché mi sento così triste?»


. Du, He du! .
. Oitsumete .
. Gewehr und Blut .
. Ochiro Jigoku made .


Geben du mich!
わかるだろう?
Liebe und Haß
全部 俺のもの…
Ich wunsch ihm
見つめてる
Lieb und Heiß
心 とろけるぜ


Awesome Song ♥

 
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x Track four__ L’importanza dell’amore



Dopo essere andata a letto con Akito, Shinichi non riusciva a non pensare a lui. Il fatto era strano: quando era successo, era consapevole del fatto che fosse stata usata; ma ciò non la fece stare male.
Lo aveva fatto con il ragazzo che le piaceva, di cui probabilmente era innamorata.
Quando andava nel bar dove lavorava Akito, lui non c’era mai, così tornava a casa delusa. Gli zii iniziarono a preoccuparsi nel vederla così.
“Shinichi, tutto bene?” le domandò la zia, vedendola guardare il piatto, sovrappensiero, senza toccare cibo.
“Uh... sì, sì!” rispose, tornando alla realtà. “Sicura? E’ da un po’ di giorni che ti vediamo immersa nei tuoi pensieri più del solito. E’ successo qualcosa?” chiese questa volta lo zio.
“Si, certo. Non preoccupatevi” mentì, con un sorrisetto. “Scusate, ma non ho tanta fame...” e detto questo si alzò, dirigendosi nella sua camera.
La famiglia rimase zitta e dopo un po’ Shikamaru si alzò: “Vado da lei” disse prima di allontanarsi.
Bussò alla porta: “Shin? Posso entrare?”
“Sì, certo...” rispose lei, mettendosi a sedere sul letto. Il cugino entrò e si sedette vicino a lei: “Seriamente...” sospirò “Dimmi la verità, che ti succede?” cercò di insistere.
“Niente... è tutto a posto” cercò di mentire.
“No non è tutto a posto, ti conosco Shinichi, con me non riesci a mentire.” La guardò negli occhi, serio.
Aveva ragione, Shikamaru conosceva troppo bene sua cugina per credere ad una sua bugia. La ragazza sospirò: “Va bene... te lo dirò ma...” esitò un attimo “... non t’incazzare.”
Arrossì un poco e strinse i pugni: “L’ho fatto con Akito” bisbigliò.
Si aspettò una scenata da parte del cugino, ma egli rimase calmo e per tutta risposta l’abbracciò. Shinichi scoppiò a piangere: “Sono una stupida” singhiozzò, stringendosi al ragazzo.
Shikamaru le accarezzò i capelli, cercando di calmarla: “Calmati... capisco come ti senti. Ci sono passato anche io...” e le baciò una guancia, dove una piccola lacrima stava scendendo.
“Devi andare da lui e dirgli i tuoi sentimenti” le disse, con convinzione.
“No... lui... i-io...” continuò a singhiozzare.
“Capirà, te lo assicuro” sorrise “Lo ami, no?”
La ragazza arrossì violentemente, facendo scappare una piccola risata al cugino.
“Sicuro che non mi riderà in faccia?” sospirò, abbassando la testa.
“E’ una cosa che può succedere... ma tentar non nuoce, no?” e la bacio ancora, sull’altra guancia “Ora vai...” e detto questo, Shinichi si alzò dal letto ed uscì, intenzionata a seguire il consiglio del cugino.

“Ahahahah... ahahah!” Akito stava ridendo come un forsennato, dopo aver ascoltato i sentimenti sinceri della ragazza, la quale rimase immobile davanti a lui, cercando di trattenere le lacrime.
“Non è possibile... io sono un coglione, non puoi innamorarti di me. Devi sicuramente essere sbronza...” cercò di trattenere le risa.
“No” disse semplicemente, chinando la testa.
“Allora sei una stupida... dovresti sapere le voci che girano su di me” sbottò, quasi arrabbiato.
“Sono solo voci, come hai detto tu” ribatté l’altra.
“Sono voci vere: sono un puttaniere stronzo che non fa altro che far soffrire ogni singola ragazza che conosce!” strinse i pugni.
Rimasero a guardarsi negli occhi per un po’, finchè Shinichi non ebbe l’impulso di baciarlo, e lo fece. Gli buttò le braccia al collo e unì le sue labbra a quelle di lui, in un bacio. Quell’azione fece calmare Akito, che rispose con un poco di passione, stringendola a se.
Staccandosi, Shinichi gli sussurrò: “Sembra quasi tu abbia paura...”
“Forse sì... forse no...” e riprese a baciarla, scendendo sul collo. Le sue mani, dall’accarezzarle la schiena erano passate sotto la maglia, intento a sfiorarle il seno. Lei lo fermò qualche attimo prima: “Stop”
Si guardarono negli occhi: “Allora... vuoi provare a diventare il mio ragazzo?” gli chiese, rossa in viso.
Akito rimase a fissarla: “Non lo so...” si grattò la testa.
“Sta a te scegliere...” disse, speranzosa di un sì.
Lo sguardo del ragazzo vagava per la stanza, pensando alle varie possibilità. Se fosse diventato il ragazzo di Shinichi non avrebbe più potuto guardare altre donne... dovrebbe pensare solo a lei. La guardò. Infondo era una ragazza carina, più bassa di lui, con lo sguardo dolce e i capelli un po’ ribelli.
Si morse il labbro: “Io...” esitò ancora, continuando a pensare.
«Potrei provare...» pensò «Ma io non l’amo... e lei invece sì... forse è l’amore ciò che cerco, e forse potrei innamorarmi di lei. Ho sempre pensato che l’amore facesse schifo, solo perché la ragazza di cui mi ero innamorato mi aveva fatto del male. Ma Shinichi non è Toko. Shinichi è una ragazza sì, ma non è una puttana come quella là. Potrei provare... sì!»
Le strinse le mani e la guardò dritto negli occhi, sfoggiando un dolce sorriso: “Sì... sarò il tuo ragazzo”.
Dal viso malinconico della Nara comparve un sorriso pieno di gioia e di stupore: “Ti amo!” strillò, saltandogli in braccio. Lui non rispose, sapeva che era ancora troppo presto per dire quelle due parole famose, doveva aspettare e vedere se veramente, un giorno, sarebbe riuscito a dirgliele.


«Una sensazione del genere non l’avevo mai provata... vedere i suoi occhi, la sua espressione, piena di gioia mi ha reso... felice»


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x Track five___ Anniversary



“Mi trovo bene insieme a te...” disse Akito dopo due mesi che stava insieme a Shinichi.
“Mi piace davvero tanto, senza di te non resisto un minuto” disse dopo sei mesi che stavano insieme.
“Ti amo...” le sussurrò, piano, dolcemente, l’ultimo giorno d’inverno, una settimana prima del loro anniversario.
Shinichi si sentì avvampare, non credeva alle sue orecchie.
“Mi ami... davvero?” disse piano, ma nei suoi occhi si leggeva chiaramente la gioia che la pervadeva.
“Sì, davvero davvero” l’abbracciò il ragazzo, donandole un bacio lungo ed intenso che, poco dopo, si trasformò in un’altra cosa...

“Oddio... tel’ha detto, sul serio?” fece Noha dopo aver sentito la notizia: “Io non so cosa ci trovi di bello in quello lì...” sospirò facendo spallucce.
“Non te lo so dire ma è... bello, dolce a volte... ha un sorriso che... aah..” sospirò trasognante.
“Ok ok... non avere un orgasmo qui, grazie” rise l’amica, scherzando: “I tuoi zii sanno di lui?” chise guardandola seria.
Shinichi esitò un attimo: “Cioè...?” fece, confusa.
“Se i tuoi zii sanno che esci con lui e se glielo hai già presentato”
“Oh... ehm...” farfugliò arrossendo.
«Non oso immaginare cosa succederebbe se lo portassi a casa» pensò.
“No” rispose, abbassando la testa.
“Allora ti consiglio di farlo” la guardò negli occhi.
“Sì, hai ragione... fra una settimana facciamo un anno insieme” sorrise guardandosi le mani, appoggiate sul tavolo.
“Allora sarebbe anche ora, dai, non preoccuparti” le sorrise Noha, per confortarla.
“Ok!” alzò la testa decisa.

“Ehm... zia?” la ragazza era entrata nella lavanderia del clan, dove Yoshino stava sistemando i panni sporchi nella lavatrice.
“Sì? Hai bisogno Shinichi?” domandòm guardandola.
“Volevo chiederti una cosa...” avanzò piano, a piccoli passi, arrossendo un poco.
“Dimmi tutto” sorrise, mentre continuava il lavoro.
La ragazza abbassò la testa verso le sue mani, mentre iniziava a muoverle tra di loro, unendole e dividendole, cercando di rilassarsi. Prese un bel respiro: “Posso invitare il mio ragazzo a cena?” domandò tutto d’un fiato.
La zia si girò lentamente verso di lei, con un’espressione indecifrabile. Era a metà fra lo sconvolto e il confuso: “Da quando hai un ragazzo?” domandò, facendo uno di quei sorrisetti tirati.
“Da...” deglutì “Diciamo da un bel po’” sorrise grattandosi la testa.
“Ok...” sospirò cercando di rimanere calma. Yoshino era conosciuta da tutti come la madre più severa di tutta Konoha e le sue sfuriate erano ben note.
“Come si chiama?” domandò, sedendosi sulla lavatrice, squadrando la nipote.
“Akito Hyuga, ha sedici anni e lavora in un bar vicino alla Magione Hokage” spiegò.
“Ha un anno in più di te e non va a scuola?” alzò un sopracciglio.
“Sì”
“Non mi sembra un bravo ragazzo...”
“Solo perché ha lasciato la scuola per andare a lavorare non vuol dire che sia un delinquente” sbuffò incrociando le braccia “Ha dei problemi in famiglia, ecco”
“Ok, va bene. Voglio conoscerlo” e scese dalla lavatrice.
“Grazie zia” sorrise un poco rassicurata e corse in camera sua. Durante il tragitto sbatté contro suo cugino: “Oh scusa Shika” si scusò massaggiandosi la testa.
“Non preoccuparti” rise l’altro “Dove vai così di fretta?”
“Devo telefonare ad Akito, lo invito stasera a cena” sorrise contenta, aprendo la porta di camera sua.
“Oh... va bene” e Shikamaru la imitò.
Shinichi si buttò sul letto prendendo il cellulare, compose il numero del ragazzo e lo avvicinò all’orecchio aspettando che rispondesse.
“Ciao amore” disse subito appena prese la chiamata.
“Ciao” sorrise lei stringendo il telefono nella mano “Stasera ti andrebbe di venire a cena da me?” domandò.
“Certo, tutto per te. A che ora?”
“Sulle sette è perfetto!”
“D’accordo, allora a dopo tesoro”
“Sì, ti amo” e chiuse la chiamata rimanendo a guardare il soffitto con un sorriso stampato in faccia.

La sera arrivò presto, e Shinichi era totalmente su di giri per far conoscere Akito alla sua famiglia.
«Speriamo solo che vada tutto bene» pensò appena subito prima che suonasse il campanello. Corse nell’atrio ed aprì la porta. Davanti a lei vide un Akito vestito di tutto punto, con tanto di mazzo di rose in mano.
“Per te, Shin tesoro” le sorrise, porgendole il mazzo. Lei lo prese ed annusò i fiori: “Grazie...” arrossì lievemente e si avvicinò per baciarlo.
Lo fece entrare ed accomodare in cucina, dove la zia aveva già preparato tutta la cena: Oden per tutti.
“Zia, ti presento Akito” fece la ragazza, guardando Yoshino appoggiare l’ultimo piatto. La donna si avvicinò: “Uhm...” lo guardo.
“Piacere” sorrise lui e le porse la mano, che strinse.
“Allora saresti il ragazzo di mia nipote eh? Beh... ti aspettavo meno... uhm...” ci pensò un attimo “... ribelle” disse alzano le spalle “Oh beh, sedetevi che si raffredda” sorrise socchiudendo gli occhi, in uno di quei sorrisi tirati che si capiscono subito che sono finti.
Il ragazzo deglutì e strinse la mano a Shinichi: “Penso di non essere tanto simpatico a tua zia” bisbigliò.
“Dai, non preoccuparti” e lo baciò sulla guancia, mentre si sedettero vicini.
A tavola si aggiunsero anche gli altri due componenti della famiglia: Shikamaru e Shikaku.
“Oh, finalmente conosco il ragazzo di mia nipote!” sorrise l’uomo, felice per Shinichi. La moglie gli pestò un piede, guardandolo male: “Ah...” fece una smorfia. L’atto provocò una piccola risata da parte di Shinichi ed Akito.
“Perdonatemi ma penso che mi conosciate già” sorrise un poco lo Hyuga: “Sono quel ragazzo che un anno fa avete ospitato per una notte”
Gli sguardi degli zii si voltarono verso il ragazzo: “Davvero?” allargarono gli occhi.
“Sei cambiato tantissimo!” esclamò Yoshino alzandosi per andarlo ad abbracciare: “Oh... sei perfetto per mia nipote!”
Il ragazzo rimase immobile, stupito da quel gesto: “Ehm... gr-grazie” arrossì lievemente.
“Su su, mangiate coraggio” fece la donna, rimettendosi composta.
La cena proseguì perfettamente, tranne che per Shikamaru, il quale lanciava sguardi di gelosia ad Akito.

“Grazie mille per la cena” ringraziò lo Hyuga, inchinandosi un poco, come si faceva.
“Oh di nulla! Passa a trovarci quando vuoi” disse Shikaku, dandogli una pacca sulla spalla. Akito volse lo sguardo sulla ragazza: “Ci vediamo domani” e la baciò velocemente sulle labbra, davanti ai suoi zii. Shinichi rimase immobile, completamente rossa in viso ed imbarazzata.
“Quel ragazzo è perfetto per te” sbottò il cugino, tornando in camera sua. La ragazza lo guardò confusa e lo seguì: “Shika... che hai?” domandò preoccupata.
“Niente” fece lui, cercando di essere convincente, cosa che non era affatto. Si sentiva nella sua voce una punta di tristezza e di furia.
“No, tu hai fatto qualcosa” lo guardo male “Si tratta di Akito non è vero?”
“No, che centra lui?” sbuffò stendendosi sul divano.
“Centra perché è da quando mi sono messa con lui che fai così” si sedette accanto al ragazzo “Eppure mi hai consigliato tu come fare...” sospirò stendendosi.
Shikamaru cercò di non guardarla e di non arrossire e di non sembrare troppo imbarazzato. La verità era che si era innamorato. Innamorato di sua cugina. Quella volta l’aveva aiutata solo perché non sopportava nel vederla così triste. Shinichi si avvicinò al cugino e lo abbracciò, appoggiando la testa sul suo petto: “Ti voglio bene Shika... non essere arrabbiato con me” gli disse, facendo il broncio, la cosa gli fece strappare una piccola risata. “Lo sai che non ti sopporto quando fai il broncio” ed iniziò a farle il solletico. Lei contraccambiò e continuarono a solleticarsi a vicenda per un po’, finché non si abbandonarono completamente sul letto, stanchi.

***



Era passata una settimana dall’incontro degli zii di Shinichi. Era il 26 Marzo. E quel giorno, un anno fa, Akito e Shinichi si erano messi insieme.
«Buongiorno amore tesoro mio e della mia vita <3
Oggi è un giorno speciale. Il giorno in cui io e te ci siamo uniti, per sempre. Grazie per avermi fatto ritrovare l’amore. Ah sì, questo sms in realtà doveva informarti che stasera vieni da me. Alle sette, puntuale u.ù!
xAkito
»
Il messaggio era arrivato a Shinichi durante l’intervallo che, stranamente, coincideva alla pausa nel bar.
“Che è?” chiese Noha, curiosa.
“Niente...” sospirò e rimase a guardare il cellulare “Akito quando vuole sa essere così dolce...” sospirò ancora, trasognante.
Noha sbuffò: “Questa qui è partita, chiamatemi un’ambulanza” ridacchiò.
“Non vedo l’ora sia stasera!!!” saltellò per la classe.
“Shin calmati... non mettere a soqquadro tutto” rise ancora l’amica, sedendosi sul banco.

“Bene. Sono le sette meno un quarto... e io ancora non so come vestirmi!” sbuffò, rotolandosi per il letto. Il cellulare squillò: un altro messaggio.
«Mi ero dimenticato di dirti... vestiti più sexy che puoi. Come eri vestita quando siamo usciti la prima volta è perfetto *ç*»
“E come ero vestita?” si chiese ed intanto ci pensò... “Oh sì, certo!” sorrise e prese tutto l’occorrente, vestendosi in cinque minuti e correndo da Akito.
Arrivò in orario, le sette spaccate. Bussò alla porta e dopo poco apparve Akito, con indosso una maglia bianca, un paio di pantaloni neri e gli anfibi bianchi.
“Sei bellissimo...” sussurrò lei, rimanendo a fissarlo.
“Anche tu...” e si chinò per baciarla “Buon anniversario...” le sorrise “Su, andiamo al ristorante!” e la prese per mano.
Akito aveva prenotato in un ristorante tipico, uno dei più cari del villaggio: “Tu sei pazzo” lo rimproverò Shinichi. “Non voglio che spendi troppi soldi per me” gli strinse la mano e fece per andarsene ma lui l’attirò a se e la baciò: “Io farei di tutto per te... ti sia ben chiaro” e ridacchiò, toccandole la punta del naso con un dito.
Entrarono e si sedettero nel tavolo prenotato, vicino alla finestra panoramica. “Tutto ciò è assurdo...” arrossì Shinichi, guardando il piatto “Fai troppo per me...”
“Non essere sciocca... se non ci fossi stata tu, a quest’ora sarei da solo ad odiare tutti” allungò un braccio verso di lei, sfiorandole la mano: “Ti amo” e le baciò il dorso di essa.
“I signori vogliono ordinare?” domandò la cameriera, interrompendo il momento.
“Certo: Sushi e spaghetti per ora” disse il ragazzo.
“A-anche per me” fece Shinichi, ancora un poco imbarazzata. La cameriera prese le ordinazioni e si allontanò.
“Ho un regalino per te” le fece, con l’espressione di chi sa una cosa ma non vuole dirtela.
“Anche un regalo? Ma tu sei scemo” rise lei, arrossendo.
“Certo, sei la mia ragazza... è ovvio che ti faccio i regali. Ma questa è una cazzata” si mise la mano in tasca, cominciando a rovistare “Ecco, ci sono...” la ritirò fuori e dispose sul tavolo cinque spille con le loro foto “Tutte per te, le ho fatte io. Puoi metterle dove ti pare, anche buttarle se vuoi”
Shinichi rimase a fissarle e lentamente ne prese in mano una, iniziando ad esaminarla: “Sono...” si morse il labbro “Sono bellissime” e si alzò da tavola, andando a sedersi in braccio a lui, dandogli un bacio. Durante esso, il ragazzo le prese la mano sinistra e lentamente cercò l’indice per infilarci un anello. Subito Shinichi abbassò lo sguardo: “Tu sei pazzo!” si alzò in piedi.
“Sì... sono pazzo di te” si alzò anche lui “Ti amo davvero Shinichi” disse mentre l’abbracciava. A lei scesero le lacrime agli occhi: “Akito...” lo abbracciò a sua volta, mentre tutto il ristorante si girava verso di loro, guardandoli dolcemente: “Che carini...” scappò detto a qualcuno.
La scene finì e si rimisero a sedere: “Spero che ti piaccia, ho speso tutto il salario di sei mesi...” sospirò soddisfatto.
“Dire che è bello mi sembra un insulto... grazie mille, davvero... non mi aspettavo nulla di tutto ciò” si guardò attorno e si avvicinò al ragazzo: “Stasera ti darò il mio di regalo” gli sussurrò all’orecchio.
“Non vedo l’ora...” ridacchiò lui.


«Mi sento bene. Mi sento rinato. Avere la ragazza dopotutto non è male, anzi... io la amo»


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x Track six__ Cousins

Il vento soffiava forte, sbattendo contro i vetri delle finestre del clan Nara, come se volesse entrare con forza. Ormai Akito e Shinichi erano ufficialmente fidanzati da tre anni, ma ciò non cambiò nulla nel cuore di Shikamaru. Anzi, ogni giorno che passava il suo amore per la cugina aumentava a dismisura.
“Io ti amo... Shinichi” si ripeteva, davanti alle foto di quando erano piccoli, poste sul suo comodino: “Ti amo. Ma ormai è troppo tardi” si morse il labbro inferiore, sentendo una lacrima cadergli dagli occhi e scivolargli silenziosa su una guancia. La porta si aprì ed apparve la ragazza in questione: “Shika?” lo chiamò, non capendo il perché stesse a luce spenta in camera. Il ragazzo cercò di asciugarsi le lacrime più velocemente possibile: “Oh ciao” la salutò, cercando di stendere un sorriso che sembrasse sincero. Shinichi si avvicinò: “Tutto ok?” domandò preoccupata, mentre con una mano gli accarezzava i capelli e il viso. Il cugino sussultò un poco, arrossendo e reprimendo l’istinto che lo portava a volerla baciare.
“Sì, tutto bene” si allontanò un poco, stringendosi la maglia in prossimità del cuore. Iniziò a girargli la testa, non capiva più nulla, sentiva solo il suo cuore battere più forte che mai. Crollò nel letto, privo di sensi.
La cugina, spaventata, si avvicinò velocemente, inginocchiandosi vicino a lui e facendogli appoggiare la testa sulle sue cosce: “Shika?” lo chiamava, allarmata, dandogli qualche schiaffetto sul viso.
Shikamaru riaprì gli occhi, e vide il volto della cugina davanti a sé. Emise un suono incomprensibile e la sua faccia esplose di nuovo, con uno scatto, si allontanò di nuovo da Shinichi che rimase confusa: “Hey? Ma che ti prende?” chiese.
“Niente... va tutto bene, benissimo” sospirò guardando a terra e tenendosi appoggiato al muro, per rimanere in piedi. La ragazza si avvicinò, lo fermò e lo guardò negli occhi: “No che non va tutto bene. Shikamaru Nara: dimmi cosa ti succede” disse, seria. Il ragazzo cercò di abbassare lo sguardo, ma Shinichi glielo fermò, dritto davanti al suo. Proseguì un silenzio imbarazzante, interrotto dopo circa un quarto d’ora: “Ti amo” bisbigliò il ragazzo, deciso.

***

Shinichi non riusciva a non pensare al fatto successo la sera prima. Ogni volta che era da sola, o doveva fare qualcosa, gli passava davanti agli occhi il viso del cugino che gli scandiva le due famose parole: “Ti amo”.
Arrossì di nuovo, scrollando la testa per scacciare quel pensiero. Akito la guardò confuso: “Hey... tutto ok?” domandò accarezzandole i capelli “E’ la terza volta che scuoti la testa in quel modo” si abbassò verso di lei, guardandola negli occhi “Hai le guance rosse” sorrise “Mi piaci quando arrossisci...” le fece la lingua, mostrando il piercing posto su di essa. La ragazza rimase a fissare la pallina per qualche secondo, immersa nei suoi pensieri: “Eh... cosa?” fece, tornando alla realtà. Il ragazzo sospirò: “Niente... niente” e ritornò composto, riprendendo a guardare il film. Shinichi lo imitò, ormai aveva perso tutti i passaggi della storia, e non ci stava capendo niente. Si alzò dal divano “Torno subito, scusa” e detto questo si defilò in bagno. Chiuse la porta e si mise davanti allo specchio. Rimase a guardarsi negli occhi color nocciola, confusa come non mai. Abbassò la testa e girò la manopola dell’acqua, iniziando a lavarsi il viso come per pulirsi dal trucco, con veemenza. Rialzò il capo, continuando a guardare il suo riflesso nello specchio: “Cosa pensi di fare ora... Shinichi?” le domandò la ragazza nello specchio.
“Io...” disse solamente, senza sapere come continuare.
“Hai un ragazzo, uno dei più belli di Konoha, che ti ama alla follia. Farebbe tutto per te.” Iniziò, guardandola adirata “E tu cosa fai? Hai i dubbi. Non riesci a capire che oltre ad Akito ti sei innamorata anche tuo cugino, Shikamaru”
Shinichi iniziò a piangere. Aveva la testa piena di pensieri, ormai stava esplodendo. Si chinò a terra, tenendosi al lavandino e continuò a piangere, disperata: “Lo so che lo amo... ma non voglio ferire Akito” singhiozzò, rintanandosi contro il muro, con il viso tra le mani.
Akito bussò alla porta del bagno: “Shin? Tutto bene là dentro?”
La ragazza cercò di asciugarsi le lacrime come meglio poteva, alzandosi barcollando. I singhiozzi ormai non le davano tregua, ma cercava comunque di reprimerli. Fece un bel respiro ed aprì la porta, trovandosi davanti un Akito abbastanza preoccupato: “Eccomi” e sorrise come meglio poté.
Il ragazzo sospirò un po’ sollevato “Tutto bene?” domandò comunque “Sì sì, tutto ok” rispose velocemente la ragazza “E’ meglio che ritorni a casa però...” e si allontanò, ma fu fermata da Akito, che la teneva per un braccio: “Non vuoi più dormire qui?” domandò un po’ deluso “Avevo preparato il letto, apposta per te”
La ragazza rimase a guardarlo per un momento, non sapeva cosa rispondere: “Io... no-non mi sento tanto bene” buttò lì, cercando di essere convincente “Ho bisogno di riposo... meglio che dorma a casa mia” le lasciò il braccio.
“Già... perché con me non riesci a riposarti” sbuffò “Perché io sono quello che vuole scopare tutto il giorno, si ho capito” e si girò.
Sentito questo Shinichi espose: “Non cominciare a fare la vittima!” gridò “Non sai quanto ti odio quando fai così.” Lo fece girare con forza “Non mi va di fare sesso, va bene? L’abbiamo fatto ieri mattina, se per una volta ti dico di no non è che devi prendertela” sbottò guardandolo arrabbiata.
“Oooh io sono quello che scopa tutti i giorni con la mia ragazza, e quando non c’è mi ammazzo di seghe guardando le sue foto... perché io sono Akito Hyuga, il più figo di Konoha, quello che è fiero di essersi fatto mezzo villaggio compresa l’Hokage!” lo prese in giro finendo poi per urlargli contro. Ciò produsse un silenzio tombale, Akito era sconvolto dalla reazione della ragazza e non sapeva cosa dire; Shinichi respirò profondamente per l’arrabbiatura e alla fine si portò le mani alla bocca, guardandolo dispiaciuta: “S-scusa Akki... io non volevo dire...”
“No no, è tutto ok” sospirò “Vado ad ammazzarmi di seghe guardando le tue foto. Vattene a casa” bisbigliò, triste e deluso, dirigendosi verso camera sua.
La ragazza rimase a guardarlo, mentre entrava in camera. Voleva tanto corrergli contro e abbracciarlo e scusarsi e baciarlo e.
Preferì fare dietrofront e andare a casa.

***

Per una settimana Shinichi e Akito non si erano né visti, né sentiti. Erano troppo orgogliosi per cercarsi a vicenda e scusarsi.
“Devo lasciarlo... non sono più tanto sicura di amarlo come lui ama me” sussurrò a se stessa, guardando il soffitto, stesa in camera sua.
“Lasciarlo?” domandò Shikamaru, entrando. La cugina si sedette di scatto: “Ciao Shika...” sospirò, si sedette accanto a lei e le accarezzo il viso: “Litigata con Akito?” domandò, abbracciandola.
“Sì... è da una settimana che non ci vediamo...” fece lei, appoggiandosi al suo petto.
“Ma tutte quelle volte che uscivi mi dicevi che dovevi stare con lui...”
“Erano tutte bugine, mi dispiace” si girò verso di lui, baciandolo velocemente sulle labbra. Shikamaru arrossì: “Quindi...?”
“Quindi... oggi gli chiedo se vogliamo vederci, e gli dico che lo lascio” lo baciò ancora.
“E poi... cosa farai?” domandò, accarezzandole le braccia mentre le dette lui un bacio.
“Non lo so...” un altro bacio “Forse... starò da sola” ancora “Oppure... mi sto davvero innamorando di te” e ancora. Shikamaru rimase scosso da quell’affermazione e non riusciva a trattenersi. Bruciava di amore e di desiderio sentendo la sua voce e la sua pelle così vicini a sé.
“Mi desideri?” chiese la ragazza.
“Sai che ti desidero” rispose, lasciandosi cadere steso sempre avvinto a lei.
“Non hai paura di soffrire poi?”
“No. Ho soffermo molto di più quando eri con Akito. E tu, hai paura?”
“No” fece, come stupita di se stessa. “Voglio fare l’amore con mio cugino.” Chiuse gli occhi e cercò la bocca di Shikamaru, la baciò e poi si levò la camicia da notte lasciandola cadere a terra. Il cugino si tolse gli abiti che aveva indosso, stringendo a sé la ragazza che aveva tanto desiderato; e i loro corpi si attrassero con la folle urgenza della gioventù.

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